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CANTICA BREVE 1968 – 2008. QUARANTENNALE DELLA LOCANDA SANT’EUROSIA DI TREVENZUOLO
Ricordar il passato o quel che resta spesso è riandar alla nostalgia, ma qui si vuol celebrar una festa
in viva e partecipe allegria per una tappa di bella memoria che vogliam rivivere in compagnia.
Ripercorrendo in breve la storia, partita nel lontano Sessantotto tra intralci e qualche giaculatoria,
il passo costante e anche il trotto hanno costruito questa locanda a cui dedico oggi il mio strambotto.
D’età, allor, non ancor veneranda fu l’Amelia il vero timoniere pronta del cliente alla domanda,
lasciando a Riccardo gran cantiniere la commissione non meno importante di mescere il vin in varie maniere.
Si fece grande nome il ristorante con i combattenti e gli assimilati, ma non sempre il denaro fu sonante.
Anche i posti letto son aumentati e il Sant’Eurosia si fece albergo, mantenendo i prezzi ben controllati
aggiunse stanze in alto e spazi a tergo per accogliere genti anche straniere cui si deve accudir in altro gergo.
Son ormai quarantanni e le maniere non son cambiate e resta l’usanza: subentra Lucio cuoco e cameriere
che coinvolge nella sua esuberanza politici e clienti abituali in esplicita e pratica eguaglianza.
Così fan festa tutti i commensali cantando in coro un cin-cin a gran voce che vola in ciel come avesse le ali:
“Par tuti ghé sempre ‘na croce ma basta póco, anca un bicer de vin, ‘ndar co’ la memoria al tempo de le panòce
e sentir el profumo de ‘na féta de códéghìn: par tiràrse su in pressia la pétorina ‘ndémo tuti da Lucio, el mato Benedìn”
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