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24 GENNAIO 2008: TRE RICORRENZE
24 gennaio 1926: battesimo di don Vittorino Migliorini (82 anni) 24 gennaio 1948: matrimonio di Lino Migliorini e Teresa Rigoni (60 anni) 24 gennaio 1958: morte di don Augusto Arietti (50 anni)
Ventiquattro numero benedetto in cui ricorron ben tre anniversari ed io vado a dir quel che non fu detto
con pensieri e sentimenti vari a partire dalla memoria vera, veneranda per quanti ci son cari.
A gennaio non è ancor primavera ma a vederla c’era la primizia e la strada nel tempo è sincera.
I tempi eran colmi di mestizia e Vittorino dal cinque gennaio sol al ventiquattro non per pigrizia
al Battistero ricevette gaio l’acqua che lava e offre salvezza; don Isidoro Manara notaio.
La scintilla nel tempo divien brezza Don Augusto l’indirizza all’altare: vi giunge tra malanni e contentezza
e il cuor s’allarga nel lavorare tra i giovani con tutto il cuore, al dolore non si lascia andare,
si rifugia in Maria, nel suo amore. Egli accoglie sereno l’invito forgiato nell’intimo dal dolore,
nel mese di maggio s’è assopito, volando tra le braccia di Maria: forse l’ha vista, certo ha sentito
una voce che gli fu melodia e fu stupore, certo di santità, è indimenticata simpatia.
Nel ricordo della generosità, pur negli ultimi anni tribolati quasi oscurati da infermità,
vive la memoria di tempi andati nelle belliche angustie condivise: don Augusto con studi calcolati
superò i duri e quasi derise, ma la paternità ebbe vittoria, le male radici furon recise.
Oggi anche di lui facciam memoria: da morto, volle tornar a Fagnano, già da cinquant’anni è nella storia.
Fu lui che nel Quarantotto lontano celebrò il matrimonio che dura ed è ancora la man nella mano:
scarne carezze ma dolce premura, prova d’amore che non ha confini perché fiorita in fedeltà sicura.
Son cresciuti, ormai, tutti i bambini, i figli dei figli in girotondo ai cari nonni si stringon vicini
con un canto festoso e giocondo formando in coro una grande canzone: “dei nonni siamo il futuro e del mondo,
forse siamo anche il vostro bastone, le nostre voci portan allegrezza e ciò vi allieta in questa stagione.
La vostra mano con una carezza come già nella vostra primavera sia benedizione e ancora dolcezza”.
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